Cultura in Italia

Trascrizione da un frammento di trasmissione “Filo diretto” di Radio3, stamattina venerdì 31 maggio. Interessante il confronto tra un produttore televisivo di cartoni animati e un giornalista trentino. Due scenari differenti, due punti di vista nell’affrontare il tema cultura in Italia. Verranno tempi più proficui? È davvero solo un problema economico?

Sono Francesco [Marzio?]
sono un produttore televisivo e volevo parlare di economia della cultura.
La sensazione dal nostro punto di vista, noi che la televisione la facciamo, è che si parli di cultura come asse strategico, una cosa fondamentale per l’Italia, ma che in realtà la si faccia senza convinzione. In realtà io mi occupo di produrre cartoni animati. Vuol dire avere centinaia e centinaia di ragazzi che li realizzano. E fanno esattamente il lavoro per il quale hanno studiato e sono felici di farlo.
Questi cartoni animati – come fortunatamente a noi succede – hanno successo nel mondo e questo ci permette di fare i diritti derivati, il merchandising, etc. Cioè farci vestiti, giocattoli. Quindi creare altra ricchezza. Il termine magari potrà essere non corretto per quelli del nostro settore, ma in realtà è quello che noi cerchiamo di fare.
Qual’è il problema:
Il problema è che in realtà in Europa – ed è questa la domanda – non c’è un libero mercato nei settori della cultura. Ci sono dei Paesi che aiutano in maniera fortissima la propria produzione culturale e lo fanno secondo me con intelligenza. Questo purtroppo crea una concorrenza non corretta nei confronti di nazioni come la nostra che non lo fanno. Se un produttore di un Paese, ad esempio dove mi sto recando adesso, la Francia, ha agevolazioni di stato per produrre, per distribuire, per partecipare ai mercati, per il doppiaggio (ovviamente noi ci occupiamo di programmi per bambini e devono essere doppiati, non è possibile che debbano pure leggere i sottotitoli: non sanno leggere),  questi sono tutta una serie di fattori che ci creano l’impossibilità di essere concorrenti. I 60 Paesi in cui noi siamo presenti ce li siamo conquistati con le unghie e con i denti.
Cerchiamo di parlarne e di far sì che la cultura sia un punto davvero sulla quale si possa costruire.

Risposta di Pierangelo Giovanetti, direttore del giornale L’Adige:

Chiarissimo, ne aproffitto per una battuta sul doppiaggio.
Se riusciamo anche a far vedere qualche cartone animato in lingua originale a mio parere non è poi così male, perchè qui i nostri ragazzi – come avviene in molti paesi stranieri, penso all’Olanda – imparerebbero sin da piccoli a conoscere le lingue straniere.
A parte la battuta, io credo che la risposta non sia nel modello francese dell’aiuto o del sostegno “di stato”. A mio parere è molto più proficuo se per esempio l’Italia, le istituzioni, le regioni, venissero incontro togliendo dei gravami, dei freni, dei lacci che oggi impediscono lo sviluppo anche di una produzione culturale che crei ricchezza.
Le faccio un esempio: qui da noi in Trentino (a parte lo spazio che viene dato all’economia cioè all’economia della cultura, quindi al restauro, al ripristino come elemento poi di turismo e quindi di ricchezza etc.) in tempi recenti con le film commission – che poi stanno proliferando nelle varie regioni – si è cercato di incentivare l’arrivo negli scenari ambientali, culturali, storici della nostra regione chi deve girare dei film. In questi casi si è cercato di aiutare non tanto con dei finanziamenti ma mettendo a disposizione strutture del posto. Quindi possibilità di facilitare il reperimento delle comparse, di allestire con rapidità il set, ed altro, che permettano poi la produzione di questi elaborati culturali, televisivi, cinematografici o altro.
Questo per dire che io credo molto anche in queste produzioni innovative. Ma dobbiamo percorrere una nostra strada e un nostro modello, non tanto quello vecchio dell’incentivo economico ma quello di comprenderne l’importanza e togliere e semplificare tutti gli ostacoli burocratici. Pensiamo ad un castello, una villa storica: quanti ostacoli e impedimenti vi sono per poter girare una scena. Se invece noi li togliamo rendiamo più semplice questo tipo di produzione culturale.

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